Mobilificio Torinese: una storia italiana

Questa è una storia come tante,  la storia di una idea che si è realizzata in 50 anni, partendo da Torino. La storia di questo mobilificio è infatti anche la storia di una persona che a 11 anni è costretta a cambiare città con tutta la sua famiglia.

1933

Gli esordi a Torino

Erano gli anni in cui stava iniziando la seconda guerra mondiale, in cui la nazionale italiana guidata da Vittorio Pozzo vinse il suo secondo Campionato mondiale, battendo a Parigi per 4-2 la nazionale ungherese. Vito arriva a Torino, suo padre falegname, sua madre casalinga. Si stabiliscono in Corso San Maurizio 34, nei pressi del monumento simbolo della città, la Mole Antonelliana, il laboratorio di falegnameria nella parte antistante e l’abitazione sul retro. A Torino vissero gli anni della guerra. Durante questo periodo Vito frequenta la scuola e comincia a formarsi. Finita la guerra, Vito cominciò a pensare al futuro.

1949

Il calcio balilla

Arriva in Italia un gioco chiamato "sportfoot”, il biliardino, che venne subito ribattezzato “calcio balilla”. Vito colse presto l’opportunità iniziando a venderne in quantità sorprendenti, soprattutto in Germania, anche se però dopo qualche anno ne fu vietata la vendita, perché si riteneva che distraesse i ragazzi dai propri impegni.

1952/54

Ines

Ines abitava a pochi metri dal laboratorio del padre di Vito e faceva la cassiera in un cinema di Prima Visione a Torino. Per lui fu la svolta. Si conobbero, si innamorarono e nel 1954, subito dopo sposati, realizzarono il primo show room. La sede fu la propria abitazione: una casa antica senza corridoio, una stanza dopo l’altra, “una proposta dopo l’altra”: una camera, poi una cucina, poi un soggiorno e così via. Tennero per loro solo una stanza, l’ultima, quella più in fondo. E lì vissero per diversi anni, anni di sacrifici, gli anni più importanti.

1963

La prima fiera

Le cose iniziarono ad andare bene e decisero di partecipare alla fiera di Torino in Piazza Vittorio. Nel frattempo la famiglia era cresciuta: erano arrivati già due figli (Andreina e Giovanni). Vito voleva acquisire solo 6 stand, ma Ines (“dato che io sono una a cui piace rischiare”, ripete sempre ancora oggi) si oppose perché sentiva di poter fare di più. Prenotarono, acquistarono e allestirono 12 spazi espositivi, non curandosi di come avrebbero fatto a saldare il conto. 
12 spazi espositivi erano una esperienza nuova per tutti, anche per chi organizzava l’evento. I preparativi furono estenuanti. Mentre suo marito e suo fratello Mario montavano gli stand e li allestivano, Ines si occupò del tocco finale: copriletti, quadri, oggetti. La favorevole congiuntura internazionale e la voglia di riscatto determinò in quegli anni in Italia un vero boom economico. Quella Fiera fu un successo. Ben quindici contratti stracolmi di merce.

1964

La nuova struttura

Inizia la costruzione di una nuova struttura di 8000 mq. in provincia di Torino, a Pino Torinese. Fu un’altra ardua scommessa. I rischi non mancavano ma l’esperienza e la sicurezza aumentava in entrambi: erano gli anni del boom economico e i mobili si vendevano. Si creava addirittura la fila di macchine lungo la statale che conduceva al nuovo negozio di Vito e Ines, tanto che spesso la polizia si affacciava per chiedere cosa fosse successo. 

Nel 1967 la famiglia si allarga ulteriormente: nasce Luisella, la terzogenita.

1970

La volontà di nonno Giovanni

Un giorno il papà di Vito esterna una sua volontà, sotto forma di idea: perché non fare qualcosa a Barletta? Le cose andavano molto bene a Torino, ma Vito e Ines continuarono a pensare a ciò che aveva detto nonno Giovanni e così decisero di cominciare ad acquistare pezzi di terreno a Barletta. Quindi nascono alcuni negozi a Barletta: uno si trovava in via San Samuele, nei pressi della Pizzeria Zio Tom, e un altro in via Milano, nei pressi della chiesa dei Monaci Cappuccini. Il test sortì l’effetto sperato e nel 1970, a novembre, quell’idea comincia a diventare realtà. Quanto già realizzato a Pino Torinese, ma con dimensioni decisamente maggiori, comincia a nascere anche a Barletta.


1972

A Barletta

La gestione del mobilificio era stata lasciata a terzi, ma le cose stentavano a partire e gli sforzi fatti per costruire questa bellissima struttura sembrava che non dessero alcun risultato: di fatto la gestione del punto vendita a Barletta non era completamente trasparente. Allora Vito si rese conto che non poteva delegare completamente la gestione del negozio e che l’unica decisione era di stabilirsi definitivamente a Barletta con tutta la sua famiglia. 
Nessun componente la famiglia ostacolò la decisione di Vito, neanche i figli ormai adolescenti. Quindi tutti, ma proprio tutti, compreso Mario – fratello di Ines – con tutta la sua famiglia, partono per Barletta. 

La struttura di Pino Torinese viene venduta ad un’importante azienda alimentare e diventa il passato. Il futuro ora è Barletta.

1993

Mobì

In quel periodo comincia a farsi sempre più largo l’idea che l’organizzazione potesse anche andare al di fuori dell’ambiente familiare. 

Sono gli anni del passaggio generazionale. I tre figli di Vito se ne assumono completamente la responsabilità e il Mobilificio Torinese comincia una evoluzione positiva che ancora oggi continua a dare frutti interessanti. 


2000

Nuovo Look

Nel 2000 il Mobilificio Torinese si rifà il look con una radicale ristrutturazione sia interna che esterna che lo porta a essere riconosciuto come uno dei più bei negozi di mobili del meridione. Successivamente, nel 2009, nasce anche una divisione uffici che prende il nome di Emmetioffice.


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